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08/5/2007 Articolo di: Elisabetta Petrocchi

La mia prima volta alla fiera di Bologna

La bacheca degli illustratori - foto di Laraballa

Bologna, FIERA DEL LIBRO PER RAGAZZI,
Martedì 24 Apr 2007-Venerdì 27 Apr 2007

La mia prima volta alla fiera del libro per ragazzi a Bologna è stata davvero un evento eccezionale. Invento storie, ma fino a qualche tempo fa queste restavano nella mia testa o nei racconti fatti agli amici e solo qualche volta buttavo qualche appunto su quaderni o foglietti sparsi finiti chissà dove.

La mia migliore amica, illustratrice di professione, ha cercato di instillare dentro di me l'idea di scrivere le mie storie, e così ho cominciato...

Uno dei primi passi, naturalmente, è stato quello di partecipare alla fiera del libro: quattro padiglioni che hanno ospitato stand di editori e operatori del settore provenienti da tutto il mondo.

Difficile capire qualcosa la mattina del primo giorno: frastornata da tutto ciò che vedevo attorno a me, non sapevo dove guardare, cosa osservare, dove andare... Spazi immensi, e l'impressione che tutti quei libri coloratissimi e pieni di belle illustrazioni mi vorticassero attorno. La sindrome di Stendhal.

Ho girato per gli stand in parte da sola, in parte con i miei amici illustratori, più pratici, che sembrava sapessero districarsi meglio di me, ma la confusione e i giramenti di testa non passavano, fino a quando non ho deciso di scandagliare gli stand metodicamente, piantina alla mano, un padiglione alla volta.

Da quel momento le cose sono andate decisamente meglio.

Da un punto di vista prettamente personale, ho trovato bene organizzati i padiglioni 29 e 30 e piuttosto dispersivi i padiglioni 25 e 26, troppo lunghi e stretti. Ma questa non è un'opinione condivisa da altre persone con cui mi sono confrontata. Alcuni concordano con me, altri hanno trovato positivo l'accorpamento dei padiglioni, dicendo che in questo modo i visitatori hanno fatto meno fatica ad orientarsi.
L'illustratrice Brunella Baldi mi ha parlato della fiera di Montreuil, facendo un confronto che va tutto a discapito di Bologna: a Montreuil l'organizzazione della fiera concede un pass anche se non si partecipa al concorso, comunque il biglietto di ingresso costa solo 4 euro, contro i 23 euro di Bologna e viene inoltre fornita una mappa con tutti gli stand, l'elenco degli editori e la loro dislocazione, senza bisogno di acquistare la costosa guida (che a Bologna costava 25 euro). Inoltre, sempre l'organizzazione, si occupa di procurare agli illustratori almeno tre appuntamenti con gli editori ritenuti più interessanti dall'illustratore stesso, senza togliere che si può comunque chiedere di essere ricevuti dagli altri editori. Brunella ci tiene anche a sottolineare il notevole rispetto per il lavoro degli altri, cosa che a Bologna si riscontra un po' meno.

Infatti la maggior parte degli illustratori che ho incontrato sostiene che la fiera al momento attuale sia soltanto un mercato dove vendere o acquistare i diritti di un determinato libro, e la presenza degli illustratori, che comunque sono una figura rilevante per quanto riguarda i libri per l'infanzia, viene vissuta, a volte, dagli stessi editori, come un fastidio. O almeno queste sono le sensazioni che gli illustratori percepiscono.

Altra impotante questione è la maggiore disponibilità degli stranieri rispetto agli italiani, anche se, in entrambi i casi, il rapporto dell'editore con l'illustratore è sempre piuttosto soggettivo dipendendo anche dai momenti: le stesse persone erano a volte disponibilissime e gentilissime e a volte completamente indifferenti al punto di sfogliare un book più pagine alla volta, senza neanche guardare quello che c'era dentro.

Bisogna anche tenere presente la differenza di trattamento economico in caso di contratto: lavorare con un editore straniero permette di avere un guadagno superiore e assolutamente non paragonabile con quello che viene offerto da un editore italiano.

Per quanto riguarda la mostra degli illustratori, sono state le immagini a fare da protagonista.

La mostra, che si apriva subito dopo l'ingresso in fiera, era davvero spettacolare. Le numerose illustrazioni sono state divise in due sezioni (Fiction e No-Fiction). Alcune bellissime, altre un po' meno. Ma in questo caso il fattore soggettivo entra tantissimo in gioco, soprattutto perché io, non essendo illustratrice, non posso entrare nel merito delle tecniche. Il mio giudizio si basa solo sulle sensazioni e le emozioni che le stesse immagini mi hanno dato.

Secondo il mio personale giudizio, per apprezzarla pienamente bisognava visitarla almeno due volte, e non lo stesso giorno.

L'ultimo giorno di fiera, uno degli stand abbandonati è stato “occupato” da un gruppetto di illustratori. Davanti allo stesso un cartello diceva. COOP ILLUSTRATORI - si ricevono editori (forse). Qualche editore si è anche affacciato, e, naturalmente è stato ricevuto!

Una ultima considerazione prima di chiudere: l'ingresso in fiera è vietato ai bambini. Loro sono gli ultimi a scegliere, ma i libri sono rivolti a loro. Magari sarebbe interessante, se l'Ente Fiera potesse organizzare nelle prossime edizioni spazi dedicati a loro, in cui possano vedere illustrazioni, ascoltare racconti e anche suggerire a editori, illustratori, autori quali sono le storie che vorrebbero leggere.

Ringrazio tutti gli illustratori e gli amici con i quali mi sono confrontata e con cui ho scambiato opinioni che mi hanno permesso di scrivere questo articolo.


Elisabetta Petrocchi



Un ringraziamento a Lauraballa per le foto.





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